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EDIZIONE DI DOMENICA 14 febbraio 2010
Direttore Responsabile ANGELO SANDRI - angelo.sandri@dconline.info * Vice-Direttore ANDREINA BARKANY - andreina.barkany@dconline.info * Responsabile Coordinamento della Redazione ALESSIO SUNDAS - alessio.sundas@dconline.info *
Responsabile per le relazioni esterne DORA CIRULLI - dora.cirulli@dconline.info * Direttore amministrativo PALMIRO SCALABRIN - palmiro.scalabrin@dconline.info **** E-mail della Redazione: redazione.ilpopolo@dconline.info
15-11-2007 - ATTO DI SIGNIFICAZIONE E DIFFIDA
I signori Angelo Sandri, Palmiro Scalabrin, Silvio Fregonese, Eleonora Guarneri, Giulio Cesare Bertocchi e Patrizia Vrenna, nelle rispettive qualità di Segretario Politico nazionale (Sandri), Segretario Amministrativo nazionale (Scalabrin), Presidente del Consiglio Nazionale (Fregonese), Vice-Presidente nazionale (Guarneri), Segretaria Generale Consiglio nazionale (Vrenna) dello storico Partito politico “Democrazia Cristiana”, noto anche con il semplice acronimo di “D.C.”, ed avente sede legale in Roma, alla Piazza del Gesù n. 46, int. 3,
Premesso che:
- Con atto di citazione notificato il 16/09/2002 il Partito della Democrazia Cristiana, rappresentato all’epoca dal Segretario amministrativo Giancarlo Travagin (in seguito - dal marzo 2005 - sostituito nella carica dal Signor Palmiro Scalabrin) e da quello politico Angelo Sandri evocava in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma il partito dei Cristiani Democratici Uniti “CDU”, chiedendo l’inibizione all’uso da parte del convenuto della sua denominazione, “Democrazia Cristiana” e del suo simbolo tradizionale, rappresentato da “uno scudo crociato arcuato nella parte superiore dello stesso, di colore ross su fondo bianco, con la scritta LIBERTAS nella banda orizzontale della croce”.
- Si costituì in quel giudizio il CDU eccependo il difetto di legittimazione attiva dell’attrice e l’infondatezza nel merito della domanda, e in riconvenzionale chiedeva che fosse ad essa attrice inibito l’uso del nome e del simbolo della Democrazia Cristiana.
- Nel febbraio 2004 Armando Lizzi, appena eletto Segretario amministrativo nazionale (17-01-2004), conferì mandato alle liti all’avv. Giuseppe Morsillo in sostituzione dei precedenti difensori, che rappresentò ineccepibilmente il partito soltanto fino al maggio 2005.
- L’Assemblea nazionale degli iscritti D.C. tenutasi a Bologna il 23-24 luglio 2004 decretò - all’unanimità - la sfiducia del Partito nei confronti di Giuseppe Pizza e Armando Lizzi a causa della loro biasimevole condotta sul piano politico ed operativo con tutta una serie di atti e fatti concludenti che hanno creato notevole nocumento alla vita del partito della Democrazia Cristiana e per aver tentato di compromettere quei principi di continuità storica, politica e giuridica per i quali migliaia di aderenti e tesserati al partito si stavano da anni battendo. In particolare per avere i medesimi adoperato un simbolo diverso, una sede diversa ed una denominazione diversa da quelle proprie della Democrazia Cristiana (nella specie, contro il parere della maggioranza degli iscritti, trasferirono la sede in via del Corso, presentarono autonome liste elettorali per le “Europee 2004” indicando il partito con la denominazione “Paese Nuovo” e con un simbolo totalmente diverso per caratteristiche ed effigie rispetto a quello dello scudo crociato con la scritta libertas, salvo poi riappropriarsene indebitamente una volta emessa la già citata sentenza “Manzo”).
- La successiva Assemblea nazionale degli iscritti D.C. tenutasi a Pompei in data 15-16 ottobre 2004 constatò inoltre la decadenza del Consiglio Nazionale (scaturito dal XIX Congresso nazionale della D.C. svoltosi a Roma dal 5 al 7 dicembre 2003 e che aveva eletto Giuseppe Pizza a Segretario politico nazionale) che aveva eletto Armando Lizzi (nella sua seduta del 17 gennaio 2004), per il venir meno della maggioranza dei suoi componenti. La stessa Assemblea nazionale degli iscritti alla Democrazia Cristiana eleggeva Angelo Sandri ( mai espulso dal partito a norma di Statuto ), Segretario politico nazionale.
- Il Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana tenutosi a Venezia-Mestre in data 18/03/2005 elesse successivamente Palmiro Scalabrin segretario Amministrativo Nazionale.
- In data 29-30 aprile 2005 si tenne a Trieste il XX Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana - convocato a norma di Statuto e con regolare pubblicazione sulla G.U., con la conferma .- all’unanimità - di Angelo Sandri alla carica di Segretario politico nazionale (così come risulta dal verbale del Notaio dott. Luciano Pastor, notaio in Trieste, con studio in Via San Spiridione al numero civico 6, di cui al numero di repertorio 66589, numero di raccolta 20455, depositato in data 14 giugno 2005).
- Il 10 settembre 2005 venne convocato a Roma il Consiglio Nazionale della D.C., che provvide alla elezione di Palmiro Scalabrin Segretario Amministrativo Nazionale D.C..
- In data 5.5.2005 Armando Lizzi, oramai cessato dalla carica di segretario amministrativo e l.r.p.t. del partito, come sopra evidenziato, conferì una seconda procura ad litem all’avv. Giuseppe Morsillo, in nome della D.C., nulla in quanto rilasciata da soggetto privo di alcuna legittimazione a rappresentare la D.C.
- Da quel momento in poi l’avv. Giuseppe Morsillo si occupò degli interessi personali di Armando Lizzi e Giuseppe Pizza, sotto la parvenza di difensore del partito.
- Pertanto Angelo Sandri e Palmiro Scalabrin, legittimi rappresentanti del partito, come si ricava da quanto precede, revocarono quest’ultimo dall’incarico, sostituendolo con l’avv. Massimo Ozzola, del Foro di Roma.
- Tuttavia Giuseppe Pizza e Armando Lizzi non si diedero per vinti e, arrogandosi la titolarità e i poteri propri di cariche ormai decadute in capo alle loro persone, conferirono altro mandato all’avv. G.B.Bruno che si costituì in giudizio anch’egli in sostituzione del revocato avv. Giuseppe Morsillo (revocato da Sandri e Scalabrin, si sottolinea).
- Pertanto lo stesso partito Democrazia Cristiana si trovò costituito in causa contemporaneamente con due distinti avvocati in persona di più soggetti, ciascuno dei quali reclamava esserne il legale rappresentante.
- Le delibere e nomine suddette di Angelo Sandri e Palmiro Scalabrin non furono mai impugnate da Giuseppe Pizza e Armando Lizzi, né da alcun altro iscritto al partito. Lo stesso XX Congresso nazionale della Democrazia Cristiana tenutosi a Trieste nei giorni 29-30 aprile 2005 non ha mai determinato contenziosi di sorta.
- In forza degli avvenimenti suddetti, ed in attesa della pronuncia della sentenza nella causa suddetta, non essendo peraltro ormai possibile redigere ulteriori atti processuali od ulteriori allegazioni, nel giugno del 2006 Giuseppe Pizza, timoroso dell’esito che sarebbe potuto scaturire nei riguardi suoi e di Armando Lizzi (rischiavano di essere riconosciuti non legittimati – come in effetti erano - nelle cariche di segretario politico e amministrativo nazionale), contattò Angelo Sandri proponendo un accordo in forza del quale nella cosiddetta “causa Manzo” la D.C. sarebbe stata considerata quale unico soggetto politico, qualunque ne fosse stato l’esito. L’accordo venne siglato in data 22 giugno 2006 in Piazza del Gesù, sede storica della D.C., tra le due delegazioni di democristiani facenti capo rispettivamente a Giuseppe Pizza e Angelo Sandri. Nell’accordo veniva inoltre decisa la costituzione di una commissione paritetica per l’elaborazione di una comune piattaforma politica; il coordinamento organizzativo ed amministrativo; l’individuazione di regole condivise per il regolamento congressuale e per l’attuazione di un tesseramento comune; la convocazione entro il 2006 di un congresso nazionale unitario.
- Con sentenza n. 19381 del 15/25 settembre 2006 il Tribunale di Roma, in persona del giudice dott. Francesco Manzo accolse la domanda principale proposta dal Partito Democrazia Cristiana, in persona di Angelo Sandri e Giancarlo Travagin (all’epoca rispettivamente Segretario politico nazionale e Segretario amministrativo nazionale) con atto di citazione notificato in data 17/09/2002, e condannò il partito Cristiani Democratici Uniti (confluito poi nell’U.D.C.) a cessare ogni molestia nei confronti della Democrazia Cristiana in ordine all’uso in qualunque sede del nome Democrazia Cristiana e del simbolo costituito da uno scudo crociato con la scritta Libertas, accertando e dichiarando inoltre la persistenza in vita e la mai avvenuta estinzione della medesima D.C., nonostante i noti fatti di “tangentopoli” e nonostante la costituzione del P.P.I. e del C.C.D. - C.D.U., dichiarati questi ultimi soggetti giuridici altri rispetto alla D.C..
- A quel punto, visto l’inaspettato esito a loro favorevole ed incuranti degli accordi presi, Giuseppe Pizza e Armando Lizzi, totalmente privi, si ribadisce, del sostegno della maggioranza degli iscritti D.C. e della maggioranza degli organismi periferici del partito, senza mai aver svolto fino a quel momento attività di tesseramento, disattesero in tutti i suoi aspetti l’accordo preso con Angelo Sandri, Palmiro Scalabrin e gli altri componenti delle delegazioni e decisero di procedere “per conto loro”.
- Infatti, dopo aver “sbandierato ai quattro venti” e pubblicato su supporti telematici e cartacei la sentenza Manzo, che li riconosceva rappresentanti nazionali del partito Democrazia Cristiana, pur consci che trattavasi e trattasi di sentenza non definitiva e non passata in giudicato, diedero ad intendere al pubblico di essere loro i legittimi rappresentanti del partito ed in data 18 e 19 novembre a Roma indissero di propria iniziativa un fantomatico XX Congresso Naz.le DC, nonostante il XX Congresso Nazionale DC si fosse già tenuto a Trieste l’anno prima (con tanto di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana).
- Dai fatti e dalle osservazioni in diritto sopra riportati si ricava dunque che non esistono due diverse formazioni politiche con la stessa denominazione, bensì un unico partito facente capo esclusivamente ad Angelo Sandri quale Segretario politico naz.le e Palmiro Scalabrin quale Segretario amministrativo naz.le.
- Con atto di appello notificato in data 24.11.2006 il CDU ha proposto gravame avverso la suddetta sentenza deducendo infondate e temerarie doglianze.
- Il Partito della Democrazia Cristiana, rappresentato dal Segretario amministrativo Signor Palmiro Scalabrin e da quello politico Angelo Sandri si è costituito nel giudizio di appello instauratosi resistendo al proposto gravame ed ha spiegato inoltre appello incidentale avverso la decisione di primo grado nella sola parte in cui quest’ultima ha disposto l’ “estromissione dal processo del partito della Democrazia Cristiana costituito in Persona di Palmiro Scalabrin ed Angelo Sandri…” erroneamente individuando in Armando Lizzi e Giuseppe Pizza – nelle rispettive qualità – i rappresentanti del Partito Politico della Democrazia Cristiana, definendo inopinabilmente ed erroneamente la Democrazia Cristiana rappresentata da Angelo Sandri e Palmiro Scalabrin “l’altra formazione politica che ha assunto la medesima denominazione e che sta in giudizio in persona di Palmiro Scalabrin ed Angelo Sandri”
- Al contrario di quanto asserito dal giudice Dr. Manzo nella impugnata sentenza di cui sopra, non esiste alcuna “altra formazione politica che ha assunto la medesima denominazione…”; per completezza si fa notare che la “sentenza Manzo” impugnata giunge erroneamente alla conclusione che Pizza e Lizzi sarebbero stati i legittimi rappresentanti legali in virtù delle loro nomine avvenute in data 5/7.12.2003 e 17.1.2004.
- Infatti non v’è in motivazione alcun segnale che dimostri che il giudicante abbia tenuto in considerazione lo statuto D.C., in particolare l’art. 21, in forza del quale le cariche di Pizza e Lizzi erano cessate pochi mesi dopo le medesime designazioni, o che dimostri che siano stati presi in considerazione tutti i suddescritti avvenimenti successivi nella vita del partito che avevano sancito la sfiducia di Pizza e Lizzi a livello politico e loro carenza di legittimazione dal punto di vista giuridico, e la designazione in luogo dei medesimi rispettivamente di Sandri e Scalabrin, anche a causa di omissioni nella produzione di documenti essenziali.
- Incidentalmente si fa notare che la sentenza suddetta deve essere rispettata da tutti in relazione all’accoglimento della domanda attorea; la medesima sentenza riconosce e tutela il Partito della D.C. che, a parere del giudice Manzo, all’epoca dell’emissione della sentenza, era rappresentata da Pizza e Lizzi.
- Ma la sentenza non conferisce a Pizza e Lizzi (e non potrebbe farlo) un mandato illimitato nel tempo a rappresentare la D.C., nella quale, in quanto partito politico, i rappresentanti devono essere designati dagli organi a ciò deputati a termini di statuto e costituiti secondo le regole del medesimo.
- Nel caso di Pizza e Lizzi ciò non si è mai verificato, né prima (salvo un breve periodo), né dopo il deposito della sentenza “Manzo”.
- Tutto ciò premesso gli istanti, nella loro rispettiva qualità,
SIGNIFICANO E DIFFIDANO
-Il sig. Giuseppe Pizza;
-Il sig. Armando Lizzi;
- ogni rappresentante e componente dell’associazione politica illegittimamente denominata “Democrazia Cristiana” o “DC” facente capo ai signori Pizza e Lizzi;
ciascuno per quanto di proprio interesse,
1) a non utilizzare più ed in alcun modo la denominazione “Democrazia Cristiana” o “DC”, così come a non fare qualsivoglia riferimento alla stessa e/o al suo simbolo, sì da creare confusione e/o indurre in errore il pubblico, l’elettorato e/o i terzi contrapponendo e confondendo del tutto pretestuosamente i diffidati e la loro associazione, con il Partito politico Democrazia Cristiana, noto anche con il semplice acronimo “DC”, legittimamente rappresentato dagli istanti.
In particolare viene qui contestato l’attuale uso di un simbolo (su fondo blu e con parte superiore dello stesso in linea retta) diverso da quello oggetto della summenzionata “sentenza Manzo” che così come deliberato dall’Assemblea nazionale della Democrazia Cristiana svoltasi a Roma in data 5-6 luglio 2002; nei successivi XIX e XX Congressi nazionali della Democrazia Cristiana svoltisi rispettivamente a Roma (5-7 dicembr2 003) e a Trieste (29-30 aprile 2005); e così come usato storicamente dalla Democrazia Cristiana in tutte le manifestazioni pubbliche, consultazioni elettorali, tesseramento negli anni dal 1995 ad oggi, campagne pubblicitarie ed altro è inequivocabilmente quello descritto in premessa del presente atto (“uno scudo crociato arcuato nella parte superiore dello stesso, di colore rosso su fondo bianco, con la scritta LIBERTAS nella banda orizzontale della croce”).
2) a cessare ogni molestia nei confronti del partito della Democrazia Cristiana nelle persone dei sigg.ri Angelo Sandri, Palmiro Scalabrin, Silvio Fregonese, Eleonora Guarneri, Giulio Cesare Bertocchi e Patrizia Vrenna, nelle rispettive qualità di Segretario Politico nazionale (Sandri), Segretario Amministrativo nazionale (Scalabrin), Presidente del Consiglio Nazionale (Fregonese), Vice-Presidente nazionale (Guarneri), Segretaria Generale Consiglio nazionale (Vrenna) dello storico Partito politico “Democrazia Cristiana” e pertanto a non fare uso in qualunque sede del nome Democrazia Cristiana e del simbolo costituito da uno scudo crociato con la scritta Libertas, così come statuito dalla sentenza numero 19381/06
3) a cessare ogni gratuito attacco diretto a porre in dubbio la legittimità sia dell’Assemblea nazionale degli iscritti D.C. tenutasi a Pompei in data 15-16 ottobre 2004, sia del Consiglio Nazionale D.C. tenutosi a Venezia Mestre in data 18/03/2005, sia del XX Congresso Nazionale D.C. tenutosi a Trieste il 29-30 aprile 2005, in cui sono stati proclamati ed eletti gli istanti nelle rispettive cariche.
4) a considerare nullo ed invalido, come peraltro ritenuto tale anche da vari esponenti dell’associazione che fa capo a Giuseppe Pizza e Armando Lizzi (quali il dott. Giannattilio Certo e Maurizio Castellani), il surrettiziamente denominato XX Congresso Nazionale D.C. di Roma del 18-19 novembre 2006.
Gli istanti avvertono altresì che chi dovesse disattendere il predetto invito sarà ritenuto responsabile, in solido con i vari TG e le testate che pubblicheranno articoli di tale tenore, dei danni che dovessero derivare agli istanti ed al partito che rappresentano, in conseguenza della lamentata illegittima condotta, e con riserva di ogni altra opportuna azione a tutela dei diritti del Partito della DC nelle persone di Angelo Sandri, Palmiro Scalabrin, Silvio Fregonese., Eleonora Guarneri, Giulio Cesare Bertocchi e Patrizia Vrenna.
La presente, per quanto occorrer possa, viene inviata, ad ogni effetto e conseguenza di legge, agli organi di stampa che sino ad oggi, loro malgrado, hanno contribuito a quanto sopra lamentato.

Roma, li 15-11-2007

Angelo Sandri (Segretario Politico nazionale D.C.) * Palmiro Scalabrin (Segretario Amministrativo nazionale D.C.) * Silvio Fregonese (Presidente nazionale D.C.)* Eleonora Guarneri (Vice-Presidente naz.le D.C.) * Giulio Cesare Bertocchi (Segretario Organizzativo naz.le D.C.) * Patrizia Vrenna (Segretario Generale Cons. naz.le D.C.)

La presente viene notificata ad ogni effetto e conseguenza di legge a:

1) Signor Giuseppe Pizza, nella pretesa qualità di Segretario politico della Democrazia Cristiana
2) Signor Armando Lizzi, nella pretesa qualità di Segretario amministrativo della Democrazia Cristiana

3) RAI radio televisione italiana, in persona del legale rappresentante p.t., in Roma, Viale Mazzini 14;
4) TG1, in persona del direttore responsabile, Largo Villy De Luca 4, 00188, Saxa Rubra, Roma.
5) TG2, in persona del direttore responsabile, Largo Villy De Luca 4, 00188, Saxa Rubra, Roma.
6) TG3, in persona del direttore responsabile, Largo Villy De Luca 4, 00188, Saxa Rubra, Roma.
7) ANSA, in persona del direttore responsabile, Via della Dataria, 94, 00187, Roma;
8) ADNKRONOS, in persona del direttore responsabile, Piazza Mastai, 9, 00153, Roma.
9) AGI, in persona del direttore responsabile, Via Cristoforo Colombo, 98, 00147, Roma.
10) ASCA, in persona del direttore responsabile, Via Ennio Quirino Visconti, 8, 00193, Roma.
11) Il Riformista, in persona del direttore responsabile, Piazza Barberini, 52, 00187, Roma.
12) Il Tempo, in persona del direttore responsabile, Piazza Colonna, 366, 00187, Roma.
13) La Repubblica, in persona del direttore responsabile, Piazza Indipendenza 11/B, 00185 Roma.
14) Il Corriere della Sera, in persona del direttore responsabile, Via Solferino, 28, 20122, Milano.
15) Il Messaggero, in persona del direttore responsabile, Via del Tritone, 00187, Roma.
16) Canale Italia, in persona del direttore responsabili, Via Pacinotti, 18, 35030, Rubano (PD).
17) Mediaset, in persona del legale rappresentante, Via Paleocapa, 3, 2021, Milano.
18) TG5, in persona del direttore responsabili, palazzo dei Cigni, 20090, Milano.
19) Studio Aperto, in persona del direttore responsabili, palazzo dei Cigni, 20090, Milano.
20) TG4, in persona del direttore responsabili, palazzo dei Cigni, 20090, Milano.

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