di Silvia Ferretti Clementi ****
L’elevato tasso di astensionismo di quest'ultima consultazione elettorale denuncia il profondo stato malessere dell' elettorato e rappresenta un segnale preoccupante per tutti gli schieramenti politici.
Una fetta sempre maggiore di elettorato prova nei confronti della politica e dei politici indifferenza, ma anche e soprattutto rabbia, disgusto e tanta rassegnazione.
La crescente diserzione dal voto, da molti ritenuto unico strumento per punire i politici, non rappresenta un castigo per chi utilizza la politica come mezzo per ottenere i propri scopi tutt’altro che “nobili”. Anche se si riduce il numero dei votanti infatti, il numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali, provinciali o comunali non varia.
L’astensionismo dunque non causa alcun danno ai politici ma serve solo a far sì che siano gli altri, quelli che vanno a votare, a decidere per noi.
Alcuni difetti, come la perdita del contatto con la realtà e l’atteggiamento di superiorità ed arroganza, sono molto comuni e trasversali, tra i politici ma ci sono anche persone che, al di là dello schieramento politico di appartenenza, credono in ciò che fanno, cercano, ogni giorno, di combattere le ingiustizie e di rendersi utili alla collettività, a volte magari sbagliando, ma sempre e comunque con la coscienza a posto per aver fatto il proprio dovere.
Per i cittadini riuscire a distinguere spesso non è semplice. Per questo è importante informarsi e controllare l’operato di coloro che sono stati eletti.
La fiducia si basa sul controllo. Questa è una regola di vita che dovrebbe essere sempre tenuta ben presente.
Purtroppo non sempre il cittadino ha la possibilità di scegliere, alle politiche ad esempio i parlamentari non sono più espressione della volontà popolare, ma risultato di una nomina voluta dalla segreteria del partito.
In tutto questo i mass media giocano un ruolo importantissimo perché sono una lente di ingrandimento sull’operato dei politici. È solitamente infatti attraverso di loro che gli elettori hanno la possibilità di conoscere l’operato degli eletti, di sapere se le promesse che hanno fatto vengono mantenute e se i loro comportamenti sono coerenti.
La rassegnazione è il nemico principale sia di chi fa politica che di chi viene governato. Pensare di non poter modificare gli eventi e di essere impotenti di fronte ad un ipotetico “ordine naturale delle cose” è profondamente sbagliato e anche molto pericoloso perché vinto è solo colui che si considera tale.
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